Provincia Autonoma di Trento - Minoranze Linguistiche

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Minoranze linguistiche
 

Boris Pahor

"La mia vita per la libertà di essere sloveno"

A Cormons con il libro "Qui è proibito parlare"

“Noi sloveni, popolo da due milioni di persone, ci siamo salvati nella Storia grazie alla fedeltà verso la nostra lingua e la nostra cultura, ci dicono nazionalisti perché non abbiamo voluto essere italiani sotto costrizione”. Parole diBoris Pahor, classe 1913, scrittore sloveno di Trieste che solo di recente ha ottenuto un enorme successo di pubblico e di critica per i suoi romanzi, primo fra tutti Necropoli,edito da Fazi nel 2008, nel quale racconta l’esperienza delle sue visite nei campi di concentramento nazisti dove era imprigionato come deportato politico.
Nei giorni scorsi è stato ospite a Cormòns della locale Università della Terza Età (Unitre) per presentare il suo ultimo libro Qui è proibito parlare, sempre edito da Fazi.
“Anche questo è un lavoro che ho scritto più di quarant’anni fa, nel 1963”, ha precisato Pahor che è stato per anni professore di letteratura italiana e che da romanziere è tradotto in molte lingue ed è stato insignito di vari premi ed onorificenze in Francia, Slovenia, Italia.
“Mi chiedono perché non scrivo in italiano, ma come potrei? Lo sloveno è la mia lingua madre e ho dedicato una vita a difenderla e a rivendicare il diritto di usarla”. Proprio di questo diritto negato durante il Fascismo parla l’ultimo libro pubblicato. “È successo anche alla lingua friulana, che i fascisti volevano ridurre a dialetto: purtroppo oggi metà friulani sono diventati italiani, magari parlano ancora il friulano ma solo in casa, come molti sloveni delle valli del Natisone – ha osservato Pahor - È un peccato che tanti non vogliano più essere friulani, chi parla due lingue è più ricco e privilegiato di chi ne parla una sola, e poi avete anche una bella letteratura”.
Lo scrittore sloveno racconta di essere membro, dal 1966, di un centro che tutela le lingue minoritarie: “Solo in Italia ne abbiamo dodici, abbiamo una Costituzione repubblicata tra le più democratiche che ci permette di leggere sulla carta d’identità la parola “cittadinanza” al posto di “nazionalità”. Significa che abbiamo la libertà di essere cittadini italiani e di sentirci della nazionalità che ci appartiene: ci avete fatto caso?”.

Articolo di Anna Bogaro
dal sito Lenghe.net il portal de lenghe furlane